La figlia del vento

 

(Romanzo di G.P. Lippolis)

 

Il fatto

 

La figlia  del vento è Anna protagonista del romanzo. Primogenita di tre figli ( gli altri due sono Simonetta e Raffaele)vive col padre Antonio e la madre Concettina in uno stato di  dignitosa miseria.

In questa vita buia si apre uno spiraglio di luce,quando un’assistente sociale fa conoscere Antonio, bestia da soma, ma umile e saggio uomo,alla contessa Adele,padrona della masseria di Monteulivo ,  bisognosa di un fattore per la gestione dei suoi beni.  Dopo un breve periodo di prova,la Signora assume  Antonio alle sue dipendenze e ne fa alloggiare  la famiglia  nella stessa masseria.

Dinanzi alla famiglia e ,soprattutto ad Anna,che dà precoci segni di sensibilità e d’intelletto  superiori,si schiude un nuovo orizzonte di vita,anche per il contestuale apporto di affetto,che le viene offerto da una antica amicizia,che era stata temporaneamente interrotta: la Professoressa Esmeralda  Renzi.

Anna nel frattempo prende la licenza media,s’iscrive al Liceo,fa amicizia con la contessa,ancora stretta tra il ritegno,che le deriva dal suo stato sociale e il suo istintivo bisogno d’affetto.  Ma l’ideale  di donna,adottato da Anna,come guida spirituale,rimane Esmeralda,anch’ella impegnata nel sociale , nonostante  il quotidiano  lavoro scolastico.

Ma le sventure  sono un po’ come le ricchezze : nessuno riuscirà mai a distribuirle  egualmente tra gli uomini.

Raffaele,l’ultimogenito,mentre gioca,precipita  e muore in un pozzo abbandonato nella campagna ,gettando soprattutto Concettina nella depressione più profonda,destinata poi  a sfociare nella pazzia.

Anna si rinchiude nel suo guscio,come anche il padre,che,gettandosi a capofitto nel lavoro,cerca di dimenticare. Quell’ambiente,che in un primo momento aveva aiutato la ragazza ad uscire da una condizione di arretratezza e di miseria,adesso,dopo la morte del fratellino,comincia a diventarle  estraneo,anzi ostile.

La contessa,ad un certo punto decide di darsi al volontariato  nell’isola di Sumatra .E’ già arrivato Carnevale: è il 26 dicembre e,mentre nel paese della Signora ,ci si prepara all’avvenimento,come tutti gli anni ,con manifestazioni,motti e facezie,lo tsunami si abbatte con  cieca ferocia  su quelle sventurate isole del Sud-Est asiatico,seminando distruzione e morte.

Due orfanelli ,Jasmine e Chuzuan,scampati per miracolo alla strage,ma non al calvario delle istituzioni e della burocrazia ,che la Contessa affronta per poterle adottare,vengono condotti in Italia ed educati con tutte le amorevolezze di una donna,cui sono state fin allora negate le gioie  della maternità.

Anna ,intanto, è già donna fatta.  Sempre più insopportabili i rapporti  con la contessa . Sempre più disumana,astratta e formale,agli occhi di Anna,la  cosiddetta giustizia dei giudici .  Anna medita la fuga. La fuga a Venezia,dove,facendo la cameriera in un  bar,fa le prime esperienze,che molto hanno a che fare col sesso e poco con l’amore.

Ma sono poi del tutto inutili anche le esperienze negative?

La malasorte  continua poi ad accanirsi contro la giovane donna.  Tramite due vecchi amici di liceo,che incontra d’estate,conosce un cugino,Mario,che,al ritorno dalle  ferie,scopre di avere un male,che non perdona. Profondamente amareggiata da quest’altra esperienza,Anna si comincia a dare anima e corpo al sociale e nel contempo trova un’altra precaria e mal remunerata sistemazione presso un “Call-Center”,che le permette di crearsi un suo alloggio e una sua indipendenza e di condurre  una vita modesta e serena.  La sorella Simonetta,che è stata sempre di natura molto

 

 

diversa da lei,si sposa ed espatria da Monteulivo.

In realtà anche quello di Anna si potrebbe considerare un espatrio,ma questo è più di natura etico-sociale.

Si vanno invece legando vieppiù a questo mondo Jasmine  e Chuzuan, i due asiatici salvati dallo tsunami.

Nel bacino del Mediterraneo,nel frattempo si è andato facendo sempre più imponente il fenomeno degli espatrii clandestini dai vari paesi sottosviluppati,  mentre  l’amore,più universale e più puro della fratellanza e della solidarietà,si fa a tal punto largo nel cuore di Anna,da spingerla perfino a fraternizzare con la nobile Donna Adele e a chiederle aiuto,per soccorrere quella miserabile moltitudine ,alla disperata ricerca  di mezzi di sopravvivenza. Di aiuto hanno bisogno tutti questi espatriati ; ma chi forse più di tutti muove l’istinto materno di protezione delle due donne sono i bambini. Decidono di darsi  all’attività dell’accoglienza sotto forma di supporto a queste “case” o “case-famiglia”,per l’affido temporaneo di bambini.  Ma questa nuova iniziativa è cosparsa d’intralci,come del resto  ogni cosa,che in un modo e nell’altro abbia a che fare con le leggi italiane.

Donna Adele ed Anna partono quindi per Lampedusa,ma il sogno dura poco,perché un’associazione veneta più ammanigliata si aggiudica l’attività dell’accoglienza.

Intanto Anna ha conosciuto  Vincent Bourgadi,un nero del Darfour ,cui si va pian piano legando e,sempre tramite le amicizie altolocate di Donna Adele,riesce a far estrapolare il suo nuovo compagno dal gruppo degli espatriati di Lampedusa, a farlo trasferire nella sua cittadina ed a trovargli un’occupazione. Ma, nel mentre Anna trova in Vincent la sua anima gemella ,muore Antonio,la quercia antica,ed a Monteulivo fiorisce una colonia di bimbi plurinazionali,sotto le cure dei due giovani eredi  dei beni della Contessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le imprevedibili origini della poesia

 

 

Prendere coscienza della realtà aziendale ,che Patrizio Lippolis  conduce in prima persona, e leggere poi il suo romanzo significa conoscere uno spirito libero, che ha ali robuste,per spiccare il volo da ciò che ha il grigio sapore della monotonia e del quotidiano e rendersi conto,come diceva G.Bruno, dell’imprevedibilità di ogni cosa e “de la  profundità dell’intelletto umano ,(da  cui )si eccitano sempre nove e maravigliose invenzioni”.

Immaginate per un poco la giornata di un imprenditore con tutti i suoi problemi : di sopravvivenza aziendale per la concorrenza cinese ,di assenteismo ,di conflittualità sindacali ,di ammodernamento degli impianti, di  indagini e acquisizione di nuovi mercati etc.

Mi chiedo dunque come sia possibile passare da questa qualità e dai ritmi imposti da tale qualità di lavoro,che richiede pragmatismo,pazienza,diplomazia (forse a confine con una necessitata ipocrisia), al  famoso “cantuccio”,anzi al cielo libero ed  estatico dello scrittore- sognatore,che ti permette  di contemplare magari la stessa realtà, ma senza l’assillo della necessità di viverla dal di dentro,trascinato,anzi  quasi travolto da questa,che talvolta non ti consente neanche di prendere respiro,per poterla per un attimo dominare dall’alto. Come si può inoltre,sul piano meramente psicologico e umano , conciliare la furbizia e talvolta il machiavellismo  cui è costretto a ricorrere l’imprenditore  con la serenità  della meditazione e della poesia ? Ebbene, Patrizio ha saputo conciliare questi due modi di essere nella maniera  più nobile.

Questa notazione, oltre che suonare lode personale al mio vecchio alunno ed amico, vuol essere  un atto di esortazione rivolto a coloro,che assumono tutte le limitazioni, cui ci sottopone la realtà di tutti i giorni,come pretesto della loro ignavia e non sanno far altro  che polemizzare contro tutto e

tutti.

 

 

I simboli di libertà

 

 

Alla radice di queste virtù poetico – meditative ,che gli permettono di spiccare il volo dalla realtà,c’è un forte anelito di libertà, che corre capillarmente attraverso un complesso sistema circolatorio in ogni pagina del libro e  si fabbrica subito dei simboli sin dalle prime battute della prefazione .

I simboli sono sempre la spia irriflessa di una realtà,che volando al di fuori e al di sopra della coscienza stessa dello scrittore , rivela la più  sincera natura della sua ispirazione,proprio nella misura in cui lo scrittore stesso non se ne rende conto.

Ed ecco comparire un airone.

“Volava alto il pensiero,quasi fosse un airone,che trasmigrava sorvolando lande deserte…”

Chi si prenda la briga di fermarsi un attimo su  quel  “..sorvolando lande”,s’accorgerà subito dell’efficacia dell’allitterazione,  che rende  appieno l’immagine e il ritmo del volo del trampoliere,appesantito dalle  ali lunghe , ma,come si sa, di lunghissimo cabotaggio.

C’è un altro uccello assunto a simbolo di questa libertà ed è il pettirosso,che è capace di  sparire con la leggerezza d’una piuma,come anche di sostare  per parecchio tempo,quando è attratto da qualcosa o se ne presenti la necessità (63).

E  ci sono anche i  soliti gabbiani  e i delfini giocherelloni,che  non mancarono di coinvolgere anche

la fantasia di Dante . “…e converso coi delfini immaginari – a destra e a manca della scia . –

 

 

 

 

 

 

 

L’argenteo corpo affusolato – slancia in un salto… - e scompare nei flutti – che gli appartengono .”(43)

C’è in una poesia (106) la triplice ripetizione di un verso,che è un anelito di libertà di stampo leopardiano,anche se forse Patrizio non se ne accorge : “Vorrei avere le ali per un giorno…-  capace di guardare dall’alto in basso, - capace di confondermi con le nuvole…Vorrei avere le ali…”

E  il Leopardi del “ Canto Notturno” :”Forse s’avessi io l’ale  - da volar sulle nubi – e noverar le stelle ad una ad una…”          Pag 41 – G.Franca – “ Nel turbinio del pasaggio di una nave…”

 

 

La materia della libertà

 

 

Dal punto di vista dell’appartenenza sociale, sappiamo ,dunque, chi è Patrizio.

Egli eredita dal padre un’industria manifatturiera : una delle tante, che  hanno da sempre caratterizzato  la laboriosa ed industre città del Carnevale. Pertanto,se le antiche etichette socio – politiche ,alquanto logorate  dalla storia, hanno lasciato il tempo  che trovavano ,meno che mai mi sentirei di inventarne una per il mio amico .

Anch’egli,insomma,non  è un borghese,ma un figlio del vento (ecco la parola magica ed evocativa che  Patrizio si sceglie: vento,come simbolo di estrema libertà,come qualcosa di forte ed invisibile  insieme ,estremamente dannoso e nello stesso tempo invulnerabile, duraturo nelle conseguenze e nel  contempo effimero,al punto che  sempre il solito Dante se lo sceglie due  volte  (Purg. XI ,101 e Par.III,119),  a sottolineare  l’estrema caducità della gloria umana e delle stesse dinastie di re e imperatori).

Non può quindi Patrizio,come uomo e come scrittore,aderire alla sua classe di appartenenza,se non a patto di castrare la sua libertà di pensiero,che lo porterebbe a difendere il privilegio della casta ,a dispetto della sua sete di verità e dell’ amore dell’eguaglianza tra gli uomini,senza della quale ogni forma di libertà sbandierata non può che essere un’illusione. Perciò,come ogni uomo libero,egli non ha nulla da nascondere e nulla da difendere,se non la fratellanza e la lealtà con gli altri e con se stesso.

Inoltre  egli sa bene che ci sono tanti modi di non essere liberi e che difendere   interessatamente ,a spada tratta ,la propria classe   sociale  è solo uno dei  modi di non esserlo. Sa inoltre che sentirsi puri ed affermare la  propria libertà individuale  a nulla varrebbe , se non si pensasse  di far quadrato insieme agli altri ,per poterla raggiungere come bene comune.

Ma, ammesso che egli  volesse scegliersi un partito,cos’è mai la politica, oggi come oggi, per lui?  “La politica  -  egli afferma -  discute solo di se stessa…” (110) Battuta icastica ! A questo punto puo’ apparire,per esempio dinanzi agli occhi del lettore  una folla immensa di milioni di persone ,ormai sfinite dal sentirsi ripetere  eternalmente dai tg : “Tizio ha affermato. Ma la risposta di Caio non si é fatta attendere. 

Di fronte a questi quotidiani battibecchi da donnette,chiunque può veder  chiaro,come la luce del sole,che la vera lotta, oggi si va riducendo sempre più a quella per il potere  individuale e per la sua più duratura  e possibilmente dinastica perpetuazione.

Se poi dal  podere dei tirannelli nostrani  ci si spostava  ai grandi numeri della politica mondiale,i  relativi giudizi su di essa  non  mutavano registro: “ Mi domando com’è possibile il declino dell’umana attività se la terra è fertile e vi è l’intelligenza dell’uomo che lavora…”Se tali,dunque sono le premesse e ci si accorge  che tutta la ricchezza prodotta dalla terra  potrebbe bastare per tutti ,ma  è solo  la ingiusta distribuzione di essa   a creare la miseria,la colpa non  può che essere di chi,dirige  questo traffico.

Dunque  la politica tradizionale mal si addice a questo spirito libero ,anche per un altro motivo

 

 

 

contenuto in un suo pensiero importante : “Nella società di quegli anni erano scomparse le estremizzazioni ideologiche…. I  giovani e gli adolescenti  non si scontravano più violentemente tra di loro. Avevano preso piena coscienza delle future difficoltà,dei rischi di eventuali catastrofi naturali o di distruzioni terroristiche…” 

Insomma : di liberismo o  di marxismo,ancora sotto altre forme meno arrabbiate e fideistiche,sottovoce ancora si discuteva ,ma il  primo problema mondiale ,almeno per gli spiriti più sensibili  e più precorritori,come Patrizio, aveva cessato di essere unicamente quello della produzione e della distribuzione della ricchezza,ma quello della sopravvivenza del pianeta e dell’uomo.  Insomma : primum vivere, deinde philosophari.

( Ma forse le cose più difficili da far capire  agli uomini sono proprio le più scontate !)

Egli,dunque non credeva più nella politica,perché non credeva più nella società,che la esprimeva.

Perché,a ben riflettere,la libertà di aderire ad un credo nasce dall’ adesione a taluni valori indiscutibili,nasce da una tensione morale  rivolta al raggiungimento di un determinato stato o modo di vita. Ma che ne pensa il giovane in generale ?

“Nella società che li circondava…ogni valore trasmissibile di generazione in generazione,ogni serio  percorso educativo,ogni valore aggiunto nella crescita della conoscenza del mondo e del rispetto dei valori della pacifica convivenza, era già distrutto.  Questa generazione  arrogava a sé il diritto della disponibilità   di ogni sorta di bene senza effettuare il percorso della costruzione stessa della disponibilità.”

Questa società – osserva Patrizio – vede  solo ricchezze trasferirsi vorticosamente da un continente all’altro ,osserva fluttuare i mercati internazionali,talvolta sotto la più impercettibile spinta emotiva (una guerra,un evento naturale etc), vede inoltre l’emergere di uno sterminato popolo di formiche,che accumula ricchezze nelle tasche di nuovi potentati,osserva l’impotenza degli organismi sovranazionali nel garantire un nuovo equilibrio, mentre li vede percossi essi stessi da guerre intestine.

Di fronte a un siffatto spettacolo  questo giovane libero,che s’affaccia alla vita e che vede tutta l’umanità prostrata di fronte all’unico Dio  senza chiese, ma di tutti  il più osannato,che in lungo e in largo la governa,può farsi fagocitare da questo vortice ad un sol patto : se rinunzia alla propria libertà o si piega di fronte al bisogno.

Che fare?

Scartata la difesa  dei privilegi di casta,scartati i partiti politici,questo spirito libero fa le sue scelte. Non “si rifugia”: rifugiarsi è un aver paura di qualcosa. Egli piuttosto “si veste” al femminile : e il suo vestito è una bandiera da combattimento,che egli inalbera ,a mezza strada tra la polemica  con   questa società e la fiducia in se stesso e in pochi altri puri come lui.

Il vestito è Anna  e Patrizio  non si accontenta di crearla  donna,ma la fa nascere povera.

Questo è il biglietto da visita che il padre, Antonio,esibisce  alla Contessa di Monteulivo ,che sta per assumerlo in servizio :”.. . mi occupo di quelle poche cose,che ho in campagna,ho un pollaio  con venticinque galline,ho una scrofa da latte ,faccio un poco di orto e vendo qualcosa alla piazza  il mercoledì “.

Antonio  è un poveraccio che non ha neanche aspirazioni piccolo borghesi  e accetta la vita come una sorta di eterna condanna al lavoro , senza fremiti di riscatti o di ribellioni. Egli è il pirandelliano Ciaula, che non sa neanche che esiste la luna e,se la scopre,ciò accade per un semplice caso. Cresciuta in siffatte limitazioni Anna, intelligenza superiore alla sua età, sin da ragazza ,pur consapevole delle sue condizioni, rivela un carattere  timido,ma  fermo e dignitoso, sin dai primi giorni della nuova residenza  a Monteulivo : si pensi,per esempio a quel suo non distaccare mai lo sguardo da terra ,sotto l’occhio  della Contessa, che muore dal desiderio di conoscerla.

La ragazza  non si è mai interessata di politica,non ha mai fatto parte di alcuna organizzazione giovanile né di  chiara  ispirazione ideologica o di partito. La sua presa di posizione nei confronti

 

 

 

della contessa non nasce da odio di classe,ma da un  senso di dignitoso riserbo  e di rispetto. Il carattere della contessa,a sua volta è alieno da ogni prevaricazione e da ogni complesso di superiorità nobiliare. Ella  è naufraga in un oceano di solitudine,in cui ,indipendentemente dalla sua volontà, l’ha condannata il suo sangue bleu,ma non è affatto superba né frivola né superficiale,come  quella Marina Farnese,che le va a far visita  una sera.

Nelle due  donne,Anna e Adele, Patrizio non ha voluto emblematizzare alcuno scontro politico né di classe,ma due caratteri diversi solo per età anagrafica,ma egualmente  predisposti  al bene comune.

Quando sarà caduto  il diaframma, che temporaneamente le tiene isolate, dimostreranno di fare cose grandiose. Perché gli uomini, stando vicini per decenni, sono capaci di non parlarsi e possibilmente di guardarsi in cagnesco,senza alcun serio motivo, quando invece ,conoscendosi, scoprirebbero di essere molto più buoni e sinceri di tanti falsi amici,  che si vanno baciando tutti i giorni . 

C’è da accennare  ad un’altra donna,cui Anna tiene molto,che,vivendo in una sfera diversa, esercita su di lei una diversa influenza.

Adele, cioè la Contessa, è la benevola soccorritrice  materiale,molto più benigna di quanto possa far credere la sua posizione sociale, Esmeralda esercita una funzione molto più nobile della sua stessa professione  di docente : è la sua guida spirituale.  Quando Anna era ancora bambina, l’ha accolta a casa sua ed  è stata anche in sul punto di adottarla. Quando,dopo un bel po’ di tempo,tornano ad incontrarsi,l’amicizia ,come al solito,s’indora di ricordi  e si rafforza sino alla fine della vicenda.

Ma non è solo la povertà di nascita a cospargere di ostacoli la via della figlia del vento o  (fuori metafora!)  Patrizio s’inventa altri ostacoli sul  cammino suo stesso (cioè di Anna),perché in cuor suo è convinto (emerge chiaramente dal romanzo) che la vita senza sofferenze non avrebbe senso e i nostri meriti ne risulterebbero forse ridimensionati.

Con tale filosofia sottesa al racconto, si spiegano altre sventure,come la morte  nel pozzo del  piccolo Raffaele ,che è una delle più belle  descrizioni di fatalistica rassegnazione  di un vecchio padre contadino ,tipica di chi ha assimilato per atavica consuetudine la religione della sofferenza. Mentre c’è addirittura chi (la povera mamma Concettina) ,per fragilità interiore , muore  pazza dopo un po’ di tempo,sprofondata in uno stato irreversibile di  depressione.

In questa  perenne corsa ad ostacoli per l’affermazione della libertà, non c’è posto per l’amore,che pure tanto spazio avrebbe potuto occupare  tra le vicende di una giovane donna moderna . Ma la nostra eroina,sin dalle  sue prime conoscenze maschili si fa sorda ai richiami,perché la sua anima vibra su altre lunghezze d’onda e s ‘accorge  a scoppio ritardato di essere stata fatta  oggetto di attenzioni,che avevano poco da spartire con una semplice amicizia,anche perché é affetta da autostima negativa : piuttosto grassottella etc. E questo è appunto il caso del  primo bacio “impegnato” dell’autista Giacomo Signa.

La scena della seconda “esperienza”,che si svolge nello squallore del retrobottega di un bar veneziano,è preparata con tutta la sapienza artistica di chi vuol deliberatamente avvolgere nell’ombra del disinteresse un fatto  che in altre circostanze e con altri moventi artistici, avrebbe potuto rappresentare il battesimo di una donna. “Ma Anna – sembra volerci sussurrare Patrizio – è sempre lei,la figlia del vento, “cui majora premunt”. Sentiamo come introduce il fatto.

“Nel frattempo ,aveva avuto anche una breve storia d’amore…Un suo collega di lavoro le aveva fatto prima della avances discrete,poi con maggiore insistenza…”

Come si vede,l’amore,per sua natura totalizzante ed invasivo , viene qui presentato con la stupefacente rapidità di un caffé trangugiato in tutta fretta al bancone .

Né le cose vanno meglio con Mario,il terzo,che  si conclude più amaramente  dei primi  due : appunto perché è  il primo vero grande amore,che Anna incontra.

Pag.85 “Dolce incontro d’amore e di beltà…” G.Franca -

 

 

 

 

 

 Ma anche qui Patrizio stupisce per la rapidità dei tempi assegnati ai suoi personaggi, che sono   decisamente da primati olimpici.

“…sebbene le loro esperienze di vita fossero così differenti ,scattò in tutti e due la voglia di scoprirsi pian piano fino alle intimità,tanto che presto fecero all’amore…” Non meno rapida anche la  fine del giovane : tragico epilogo della vita sentimentale della figlia del vento.

“Dal settembre fino a gennaio successivo ,periodo in cui egli morì,furono periodi di disperazione alternata a speranza…”

Quando Anna incontrerà Vincent, sarà già una  donna precocemente matura,in cui l’acquisizione di quel senso di equilibrio tra i vari valori della vita, ha già sostituito i sogni dell’adolescenza. Seguiamo quindi da vicino  la preparazione di questo ultimo incontro.

“Non era attrazione fisica – scrive il nostro amico - ,lei sentiva soltanto che  il loro affiatamento cresceva sempre di più “.I  due organizzano una cena. Funge da tovaglia una coperta ,che lui ha portato con sé dalla sua terra d’Africa. Anna  accarezza quella coperta e ne sente l’odore. In quella coperta,come nella voce di Angelo c’era l’odore della terra e del vento,dei  tamburi africani.  “Quella notte Anna tornò bambina,leggera e nello stesso tempo diventò donna”.

Come si vede chiaramente ,la poesia dell’amore ha ceduto il passo alla poesia più sobria della casa, meno intensa, ma più marmorea.  C’è già la vita di tutti i giorni.  E’ svanito per sempre l’incanto della giovinezza.

C’é una sorta di pudicizia e quasi di autoflagellazione in questa concezione dell’amore,in cui  non  sopravvive alcuna larva di edoné.L’amore è concepito come una sorta di frutto di stagione,che si raccoglie più per consuetudine,che con la gioia e la sorpresa delle cose non comuni. In questa sorta di limbo,in cui esso viene relegato,c’è tutta l’amarezza e lo sconforto di una giovinezza,che ha bruciato i suoi tempi naturali e si carica sulle deboli spalle i fardelli di un mondo sempre più indecifrabile,problematico,tragico.  Il pensiero,anzi il dramma del pensiero precocemente maturo,ha raso al suolo  ogni forma di gioia e di spensieratezza .

 

Qualche certezza

 

 

 A  Patrizio ,come appare abbastanza chiaro, non manca  lo spirito critico,ma,come tutte le persone equilibrate,non ama coloro,che,per fare sfoggio di ipercriticismo e di profondità di pensiero,vanno spifferando tuttodì di non  essere  distributori di certezze. Egli certamente  non abdica la libertà di pensiero. ma nello stesso tempo,da amante del mare, sa bene che non si può navigare senza coordinate di riferimento.  E queste coordinate non scendono dall’alto come tanti “dei ex machina”,ma sgorgano spontanee dai fatti narrati, anzi  lo scrittore è così propenso a  filosofare e a sentenziare ,che i fatti narrati  sembrano funzionali all’ esemplificazione di certe verità inamovibili,che agostinianamente possiede.

Patrizio non è un narratore in cerca di minuziose analisi di fatti e personaggi. Egli è prevalentemente un poeta e a tal definizione non concorre tanto la considerazione che nel testo sono intercalate ben 18 poesie (cioè una poesia ogni otto pagine e mezza),quanto lo spirito, con cui egli vede la realtà, che lo circonda, abituato com’è, a cogliere quel che in essa c’è di più universale ,di più grande,di immutabile  nel tempo,anche se non gli sfuggono certi aspetti particolari della nostra realtà quotidiana.

Non è inoltre molto propenso a far dialogare i suoi personaggi ed anche ciò milita a favore del suo carattere di scrittore prevalentemente meditativo.

 Egli ricorre  raramente al dialogo :

i primi due,tra Antonio e Donna Adele,sono in occasione dell’assunzione al lavoro del padre di Anna  nella masseria di Monteulivo ( 15 – 19);

un altro tra Anna e Donna Adele,quando quest’ultima è presa dalla curiosità di conoscere la ragazza

 

 

 

alquanto riservata e chiusa nel suo mondo; (23)

un altro tra Giacomo  Signa  autista scolastico  e la ragazza,per cui egli mostra un interesse poco limpido ;(35)

un altro,tr Anna  e Jasmine,l’orfanella adottata da Donna Adele e ideale antagonista della prima ;(72)

Un  altro tra Anna e Donna Adele,sul  come organizzarsi per l’accoglienza dei clandestini sbarcati  sulle coste italiane; (119)

Ancora un altro,tra Anna e la sua intima amica,Prof.ssa  Esmeralda ;(124)

L’ultimo tra Anna e Donna Adele ;(132)

Come prima dicevo,questa esiguità di parti narrative e dialogate è a tutto vantaggio  di quelle lunghe  tirate  analitiche,  sociali e psicologiche,che sono a monte dell’agire degli uomini .

E ci serve subito sul piatto fumante  una verità  nuda  e  inconfutabile:   la massima parte dello spazio della nostra anima moderna, un tempo occupato dai  sentimenti,è stato invaso dai nostri interessi economici e materiali . Ma sentiamolo letteralmente : “Le differenziazioni politiche tra le varie classi sociali fortunatamente erano attutite…il vento cambiava spesso direzione,facendo fluttuare i mercati internazionali   …solo nel mondo produttivo vi era qualche partecipazione  agli eventi del mondo.”

Eppure in questo eclissi di sentimenti la bruttina, piuttosto goffa,ma saggia  Anna , riesce a trovare degli spiragli,anzi dei fasci di luce  vivissima. Uno di questi può essere ,per esempio,la donna,di cui si fa un’esaltazione originalissima : ”E’ la figura di donna che  deve essere protetta sempre,deve essere  salvata a ogni insidia e che ci può preservare  dalle guerre semplicemente perché genera uomini e come può volere allora la distruzione di essi,se poi nelle sofferenza del parto li  rigenera?”

Tra tante incertezze e pericoli di sconvolgimenti (le  guerre seppur  “controllate”,dice Patrizio, scatenate da ben noti esportatori di democrazia e di pace,il terrorismo,l’espandersi del colosso cinese,i continui soprusi subiti a vari livelli ) non valgono minimamente a far tremare  talune certezze  inalienabili,che ognuno  si può portare tranquillamente  con sé, senza bisogno di casseforti . “Avrebbe voluto amare di più,amare  gli altri e aveva capito che nei ricordi positivi  prevalgono i momenti dell’amore “  (101) ,e più in là : ”E’ lì nell’accumulo dell’esperienza amorosa di ognuno di noi,che si alimenta la fiamma  dell’esistenza stessa,nella trasmissibilità  alle generazioni future del nostro valore vissuto “.  Pag. 106  “Vorrei avere le ali per un giorno “ G.Franca.

E ,tra una considerazione  ed un  volo poetico, Patrizio costruisce pian piano  la sua filosofia di vita.

Egli sa cosa può l’amore,ma non gli è ignota la forza dell’affetto.  “C’erano persone che potevano dare senza chiedere nulla in cambio : tale è l’amore. Che potevano condividere con lei gioie e dolori : tale è l’affetto.”(69) E’convinto quindi che “..nel corso della nostra vita è fondamentale la condivisione con gli altri…attraverso le affinità delle idee e degli obiettivi “ (106)

Se è vero inoltre  che la vita è paragonabile ad un mare e “le regole del mare non sono mai fisse”,perché mai  sappiamo adattarci ad esso  da soli e  non riusciamo a fare altrettanto ,quando diventiamo collettività? (112)

 

 

La poesia

 

Non tutte le 18 poesie,di cui ho fatto cenno,sono intimamente legate,nel corso del romanzo, a precisi fatti e situazioni  narrative o psicologiche , che le giustifichino pienamente . Per raggiungere questo scopo,l’autore si serve piuttosto di quei corsivi,talvolta concisi e  gnomici,che per il loro valore universale,meriterebbero di essere estrapolati,per ricavarne un libretto di aforismi  e di massime.

 

 

 

 

La poesia sta nell’orecchio dell’autore, come tensione d’animo,come forza segreta e fascinosa pronta ad esplodere, ad ogni pié sospinto ; è come una sorta di sinfonia celeste,che vola alto sulle miserie degli uomini,distraendoli,nel momento stesso in cui sembra che essi stiano per essere travolti dalla realtà. Tralasciando quelle,che sono oggetto di recitazione,voglio ricordarne una sola,che  alla forza  della poesia associa una mirabile nitidezza descrittiva :

                                                           “Nell’acqua  gelida e limpida di aprile

                                                             nuota nuda la donna immaginaria

                                                             che s’appropria a bracciate

                                                             dell’onda.

                                                            

                                                             Immensa luce

  riverbera sul corpo bagnato

  e ciocche di lisci capelli

  abbarbicati  alla schiena

                                                             sommossi nel sale.(81)

Del  resto  tutto ciò mi sembra molto coerente  con la confessione ,resa nel corso della narrazione dallo stesso autore : ”…cerco nello scrivere  i momenti in cui le emozioni possano prendere il sopravvento rispetto alla stessa quotidianità “.

In realtà questo bisogno di evasione nella poesia dà la misura dell’eterna lotta,che si scatena in ogni nobiluomo,tra la serietà filosofica,con cui è costretto a guardare in faccia la realtà e la pressante aspirazione a spiccare il volo da essa.

                                                        

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E di realtà terribili e opprimenti,da cui è spesso necessario librarsi in volo, nella vita di ognuno di noi,come nel libro,ce ne sono,come si vede, a sufficienza.

Sappiamo bene chi sono i politici . Anna stessa ci ha descritto chi sono i giudici “…oramai lontani nel tempo ed oramai svuotati del loro potere di orientare la vita degli altri. Che figure meschine!Che figure di vacua sufficienza mentale! Che mondo lontano !”  E,più in là,in uno di quei famosi corsivi,aggiunge: “Non sono le carte che stabiliscono i percorsi umani,sono i sentimenti  che aprono le strade maestre da  percorrere…”.  

Ebbene: a rendere sufficientemente infelice la vita di tutti,basterebbero i danni prodotti da queste pubbliche istituzioni,che talvolta raggiungono scopi  diametralmente opposti  a quelli per cui furono create,se non ci mettesse la coda anche la comune cattiveria umana,le sventure,che si divertono a colpire i più deboli  e gli indifesi .

Ma quello che mette in moto prima le risorse individuali della figlia del vento e poi le forze associate,per vincere la battaglia,non è certamente l’odio contro queste istituzioni né la volontà di distruggerle.

L’Associazione di volontariato per l’assistenza  ai bambini profughi,che sorge a Lampedusa e poi a Monteulivo,per opera di Adele e di Anna,non vuol essere un contraltare alle istituzioni,ma un monito,uno sprone alle istituzioni nazionali  ed internazionali,affinché  operino  bene e tempestivamente a favore di un mondo sempre più senza frontiere.

La filosofia che illumina questo libro non ha l’aria di sovvertire valori eterni o istituzioni,né fa polemica  “per  disdegnoso gusto”,ma sprona all’azione e ,senza fartene accorgere, ti fa rimboccare le maniche e t’infonde la gioia del sereno agire quotidiano.

                                                                                                         

                                                                                                                      Scipione  Navach